Cantautori si nasce
Una grande passione diventa l'interesse prevalente,
il mestiere, insomma, la vita. La bella storia di Maria
da Rapallo.
Quando la incontrai per la prima volta, diciassettenne
d'assalto accompagnata dalla mamma, erano già
7-8 anni che scriveva canzoni. Oggi le cronache recitano
così: Farà storia il caso di Maria Pierantoni
Giua, miglior piazzamento nella sezione cantautori del
Lunezia giovani e incontrastata vincitrice del Festival
di Castrocaro qualche settimana dopo. Sì, perché
Maria, nel breve volgere di un mesetto, si è
aggiudicata due fra i più prestigiosi concorsi
italiani per giovani cantautori ed interpreti. E non
ne avrei certamente dubitato conoscendo in gran parte
lo spessore della sua produzione e l'intensità
della sua cifra espressiva. Oggi mi piacerebbe incontrarla,
siamo diventati molto amici, ma dobbiamo allestire quanto
segue a colpi di telefono e di mail. Sapete, giustamente
è molto impegnata
"Mentre suono si crea una fusione intima tra la
voce - che si appoggia, si stacca, penetra nel suono
delle corde - e lo strumento stesso, uno strumento di
puro contatto, come se fosse un altro corpo. Mentre
suono e canto amo, e ciò per me è possibile
solo pensando alla musica come rapporto con qualcuno,
pensata per qualcuno." Bene. E la tua musica cos'è
per te? "La mia musica è, prima di tutto,
frutto della mia esperienza umana e quindi è
continuo divenire. Certamente è frutto di un
gusto che si è affinato nel corso del tempo e
che trova radici profonde nella cultura latina in generale.
Se dovessi definirla direi che la mia musica è
mediterranea e latina al contempo, e racchiude odori,
immagini e sonorità antiche rivisitate attraverso
il mio orecchio, le mie mani e la mia esperienza di
oggi."
Difficile trovare in una giovane ragazza idee così
chiare, segno inconfondibile di una cultura musicale
magari non accademica, ma sicuramente precoce. E infatti
"Quando ero piccola mio padre mi cantava spesso
canzoncine in italiano e in spagnolo accompagnandosi
con la chitarra: mi sembrava la cosa più bella
e normale di questo mondo! La prima chitarra è
arrivata prestissimo, a quattro anni, e così
è iniziato il mio amore infinito per questo strumento.
Ho cominciato a comporre le prime canzoni, parole e
musica, intorno ai nove anni e da allora non ho più
smesso. La musica per me è diventata un tutt'uno
inscindibile con la vita, qualcosa di cui non posso
fare a meno."
Una passione forte, non sempre facile da sostenere,
soprattutto all'inizio: "E' stato difficile per
me far capire alle persone che mi stavano accanto cos'era
per me la musica: inizialmente sembrava un capriccio,
poi una presa di posizione individualista. Per cui inizialmente
non ho avuto nessuno che mi ha incoraggiata ad intraprendere
questa difficile carriera: sembrava tutto così
precario, e poi, l'ambiente... Si, ottenevo dei riconoscimenti,
iniziavo a fare i primi concerti, ma c'era sempre un
ma, per cui la musica era considerata una passione e
come tale veniva dopo tante altre cose."
Ad un certo punto la passione trova un contesto e dei
maestri: "Cantare e suonare, oltre ad essere un
modo del tutto personale e immediato per raccontare
semplicemente quello che vivevo o sognavo o amavo, era
un modo per condividere con i miei amici la gioia dello
stare insieme: cantavo e suonavo perché mi piaceva,
e mi piaceva farlo assieme a loro perché questo
lo rendeva più importante. Ho sempre vissuto
in prima persona tutto, anche fare un semplice giro
di Do, o imparare i canti da suonare a Messa: tutto
aveva la stessa importanza. Non ho mai pensato alla
musica come a qualcosa di solamente mio, ma sempre per
qualcuno, per i miei amici, inizialmente, e adesso anche
per un pubblico fatto di facce che non conosco. Il mio
maestro, Armando Corsi, è stato uno dei primi
a riconoscere in me un talento tanto da portarmi con
lui come ospite dei suoi concerti e permettendomi così
di collaborare con artisti incredibili come Mario Arcari
e Antonio Marangolo. Sempre grazie a lui ho conosciuto
Beppe Quirici, bassista e grande produttore artistico
con cui ora collaboro strettamente." Concludendo?
"Concludendo in un certo senso sono stata io la
manager di me stessa: è stato un prendere coscienza
a poco a poco che non avrei potuto fare nient'altro
che questo nella vita, e solo a certe condizioni."
Mica poco
inutile citare pezzetti di testo, vanno
gustati per intero. Inutile descrivere la sua musica,
va ascoltata. Quindi, quando sentirete il suo nome,
ascoltate e comprate i suoi dischi. Perché ne
farà.
info@waltermuto.it