Wond’ring Aloud (Jethro Tull)

RETROSPETTIVA – Pillole dal passato – Episodio 1

dal libro help! il grido del rock, Itaca, 2008

Non saprei neanche se inserire una canzone così in un libro che parla di rock sia totalmente giusto.

Con i Jethro Tull il blues più sanguigno si sposa senza stridere con la musica classica, e ciò accade nell’unico posto in cui sarebbe potuto accadere, il Regno Unito.

Ma a parte le premesse, la storia di questa canzone, per me, è un’altra.

Capita a volte che delle canzoni ti si attacchino addosso, e tu sia quasi costretto ad ascoltarle ripetutamente, e ancora, e ancora. A volte per la musica, a volte per le parole.
Stavolta, per me, per entrambe le cose.

Fra l’altro quando accade così, il rapporto con quella canzone è talmente esclusivo che è difficilissimo illustrare o spiegare la faccenda ad un altro. Si perde sempre qualcosa.

Eppure di questa canzone devo parlare, magari me ne libero, o comunque ogni altra volta che la ascolterò avrò delle cose che mi ricordo, che ho fissato.

Potremmo non sapere che la canzone è dei Jethro Tull ed è uscita su disco la bellezza di 38 anni fa (oggi, nel 2020, 49 anni fa, nda). Potremmo non sapere che Ian Anderson introduceva questa canzone dal vivo come ‘canzone d’amore’ (Love song), e che la canzone in questione era contenuta nell’album che consacrò i Jethro come una delle realtà più importanti del folk-rock mondiale. (Aqualung, 1971, Chrysalys).  

Potremmo anche non sapere che Ian Anderson stesso è un compositore di tutto riguardo, ed ha scritto canzoni e suite memorabili. Potremmo anche non sapere che la canzone è scritta nel tipico stile
Ian Anderson, con l’accompagnamento affidato alla chitarra acustica, in un ambito abbastanza incerto dal punto di vista tonale, assolutamente aperto, infarcito dei caratteristici barocchismi sia nell’accompagnamento che nella parte melodica.

Potremmo non sapere niente. Ma poi la canzone inizia: la tipica chitarra acustica con il capotasto al terzo, un accordo e via, Wondering aloud – pensando a voce alta… ed effettivamente la canzone inizia inaspettatamente, come quando dopo aver pensato a lungo, appunto, si inizia a parlare, come continuando il pensiero. How we feel today – Come ci sentiamo oggi?

Si comincia ad intravedere che nella situazione chi racconta non è solo. Last night sipped the sunset my hands in her hair – la notte scorsa ho assaporato il tramonto, con le mie mani fra i suoi capelli. Il quadro di riferimento si precisa.

We are our own saviours as we start both our hearts beating life into each other. Siamo i salvatori di noi stessi quando i nostri cuori cominciano a battere infondendo vita uno nell’altro.

49 secondi – seconda strofa, musicalmente uguale alla prima, ma entrano un pianoforte e degli archi: Wond’ring aloud will the years treat us well? –  Mi chiedo pensando a voce alta: gli anni ci tratteranno bene? Vogliamo solo dire che Ian Anderson scrive e incide questa canzone a 24 anni? Poco più di un ragazzo, ma la prospettiva con cui vede la vita insieme alla persona amata è per sempre.

As she floats in the kitchen, I’m tasting the smell of toast as the butter runs – Mentre lei fluttua in cucina, assaporo il profumo dei toast, mentre il burro va… Il quadretto diventa leggermente sentimentale e illustra particolari concreti della vita insieme… Then she comes, spilling crumbs on the bed and I shake my head. – Poi lei arriva facendo cadere briciole nel letto ed io scuoto la testa.

1 minuto e 38, tutto sembrerebbe compiuto. Ma improvvisamente un accordo minore annuncia: occhio che la parte importante deve ancora venire. Ci vogliono ancora due frasi e una manciata di secondi: And it’s only the giving that makes you what you are. – Ed è solo il donare che ti rende quello che sei. 1 minuto e 55, il gioiello è finito. 

So che a nessuno susciterà la stessa emozione, ma ci dovevo provare. E l’ho fatto.

Ascolta Wond’ring Aloud in una mia versione (thanks to Ivano Conti e Tappeti Sonori)

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