MUMFORD & SONS Look d’altri tempi per una musica di successo 1


Tutti scrivono e tutti suonano più di uno strumento. Il gruppo inglese nato nel 2007 con il suo primo e, finora, unico cd (“Sigh no more”) si è fatto conoscere in tutto il mondo. La musica è folk-rock, i testi parlano di perdono e destino

Scusate se l’inizio sembra una commedia di Eduardo, ma grazie a Dio i rapporti fra le persone contano ancora. Quindi: il fratello di un compagno di classe di mia figlia Irene va a Washington per l’anno di studio all’estero. Mentre è là, scopre una band inglese che a quanto pare è discretamente conosciuta anche negli States. Rapidamente la musica di questa band si diffonde fra amici e compagni di classe, addirittura si mettono su 3-4 canzoni dal vivo per una serata. Interessante, mi dico, cerchiamo di capirci un po’ di più.

Il nome della band è Mumford & Sons. L’idea fu di Marcus Mumford, polistrumentista e cantante solista, che voleva dare al nome del gruppo il suono di una piccola impresa familiare. In realtà tiene lui stesso a precisare che la dinamica del gruppo non è quella di un leader ed alcuni accompagnatori, ma si tratta realmente di una band, come ormai davvero raramente capita di vedere. Tutti scrivono, tutti suonano più di uno strumento, un profondo legame di amicizia li lega e questo si vede nelle loro trascinanti esibizioni live.
Singolare anche la maniera in cui sono emersi, quasi dal nulla e in un tempo relativamente breve, tanto da essere conosciuti e riconosciuti anche oltreoceano, e pur essendo una folk-rock band inglese, essere invitati a partecipare anche a festival Usa di country e bluegrass music, tradizionalmente invisi o perlomeno sospettosi nei confronti di contaminazioni forestiere.

In un’epoca in cui ogni piccolo passo va pianificato, calcolato e corretto, l’esperienza di Mumford & Sons nasce quasi casualmente. Marcus, Winston, Ted e Ben, dopo alcune esperienze in altre band si mettono insieme nel dicembre 2007 e cominciano a suonare le loro canzoni dal vivo, per platee che inaspettatamente diventano sempre più grandi. Il loro unico cd uscito finora, Sigh no more, del 2009, diventa in breve un successo consistente e li fa conoscere al mondo intero.
Sembra una storia d’altri tempi, e un pochino d’altri tempi è anche il loro look, per quel poco che interessa loro curarsene. La musica, come già detto, è un folk-rock di cui si percepiscono abbastanza consistenti le radici: un po’ di Irlanda, il bluegrass, il folk inglese in generale, ma il tutto con un piglio estremamente convinto, direi rock, pur in assenza di strumenti elettrici. In effetti, pur alternandosi a vari strumenti, la line-up standard è abbastanza semplice: Marcus canta la voce principale, accompagnandosi alla chitarra e suonando con i piedi una cassa e un tamburello; Winston suona il banjo, Ben il pianoforte e Ted il contrabbasso, e tutti e tre contribuiscono alle harmony vocals.

Ma è tempo di andare un po’ più in profondità, scavando nelle canzoni. Innanzitutto un bell’inglese, ricco di immagini, ma soprattutto di temi profondi. Non è così comune sentire parlare di vita vissuta davvero, e lo è ancor meno sentire parlare di peccato, di anima e del destino cui tutti siamo chiamati: la vita finirà e dobbiamo trovarne il bandolo, lasciare un segno buono. Da Winter Winds: «Saremo seppelliti un giorno, ragazza mia/ed il tempo che ci è stato dato sarà lasciato per il mondo/la carne che abbiamo vissuto ed amato sarà mangiata dalla malattia/quindi lasciamo un buon ricordo per quelli che restano». Un po’ crudo forse, ma questo brano è il dialogo con una ragazza a cui non si sente di dire sì, come recita il ritornello: «E la mia testa ha detto al mio cuore: lascia crescere l’amore/ma il mio cuore ha detto alla mia testa: questa volta no». La storia di amicizia o di amore può non essere facile, o il sentimento da descrivere troppo forte per poterlo descrivere a parole, ed allora talvolta il canto diventa solo un vocalizzo (generalmente sulla vocale A) come in White Blank Page, dove la domanda all’amata è forte, e alla fine si scioglie in un canto senza parole: «Allora, dimmi dove ho sbagliato/amandoti con tutto il mio cuore/portami alla verità e ti seguirò con tutta la mia vita».
Pur senza la pretesa di voler analizzare e descrivere tutto (ognuno condurrà da sé le sue ricerche e farà da sé le sue scoperte), bisogna sottolineare che in un paio di testi la ricerca del significato emerge potente. In Awake my soul: «Risveglia la mia anima, tu sei stato fatto per incontrare il tuo creatore». O ancora, nella prorompente Roll away your Stone, si arriva a descrivere la dinamica del perdono, in maniera molto poetica: «Sembra che tutti i miei ponti siano stati bruciati/ma tu dici che questo è esattamente il modo in cui funziona questa faccenda della grazia/Non è la lunga camminata verso casa che cambierà questo cuore/Ma il benvenuto che ricevo ogni volta che riparto».

Cosa consigliate – chiedono a Marcus in un’intervista – alle band che incominciano a suonare? E lui risponde in maniera molto semplice: «Non dovete essere troppo preziosi riguardo a dove suonerete o per chi. Per un po’ dovete bombardare a tappeto, e noi siamo ancora in questa fase. Dite di sì ad ogni proposta di concerto e suonate, ovunque e per chiunque, perchè c’è sempre qualcuno che è un potenziale candidato a essere convertito alla vostra musica. Se state suonando per 50 persone e 49 non pensano ad altro che chiacchierare con i loro amici e ubriacarsi, ci sarà ancora una persona cui piacerà la vostra musica e che magari diventerà un vostro fan!».
Concludendo, noto che sul libro dei loro spartiti, c’è la classica avvertenza Parental advisory, la raccomandazione ai genitori che nei testi sono contenuti termini un po’ forti o parolacce. Non mi ricordo precisamente la citazione, né l’autore, ma doveva essere un inglese, forse Bruce Marshall. Diceva che il mondo tornerà cristiano quando si discuterà della Trinità in tram. Siamo tutti portatori di grandi verità in fragili vasi di creta, ma questo è il bello della vita, raccontare, scrivere, cantare di grandi cose pur essendo piccoli e peccatori. Possibilmente sorridendone. Attendiamo con fiducia il secondo cd e magari la tournèe in Italia.

da www.tracce.it


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